Emozioni

Mancano 5 minuti alla fine dell’ora, quando l’alunna si avvicina lentamente al professore.
“Scusi, professore, potrei parlarle un momento?”
“Certo, di che si tratta?”
“No, non qui davanti alla classe, possiamo uscire un attimo fuori?”, la voce trema, sembra quasi rotta, si capisce che c’è da dire qualcosa per lei importante, non resta che acconsentire. Il professore si rivolge alla classe: “Se esco un attimo fuori, mica smontate tutta la scuola? Devo mica mettere qualcuno a segnare i buoni e i cattivi alla lavagna?”
La classe fa capire che non succederà nulla. Usciamo fuori.
L’alunna si appoggia con la schiena al muro, e senza preamboli scoppia a piangere.
C’è un attimo di interdizione da parte dell’insegnante, che poi timidamente chiede: “E’ successo qualcosa?”
L’alunna fa cenno di no con il capo, e continua a piangere.
“Allora perchè piangi?”
Con la voce rotta dal pianto, la ragazza risponde: “Piango perchè… perchè….”, e si interrompe.
“Perchè?”
“Perchè… sarò promossa…”
“Embè, scusa, sarai promossa, anche con buoni voti, e piangi?”
“Sì.”
“E perchè?”
“Perchè venendo promossa, l’anno prossimo non sarò più una vostra alunna, e voi non sarete più il mio professore…”.

 

(per tutto il resto c’è Mastercard)

 

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Soddisfazioni

Terminare una lezione generale sulla Gravitazione Universale e trovare la classe che applaude a scena aperta alla meraviglia della natura ed all’eleganza della fisica, è una cosa che davvero non ha prezzo.

Considerato che è una prima, direi che… no, non ha nessun prezzo, una soddisfazione del genere.

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Come far fare i compiti a casa ai propri alunni

Giorno 1
Il prof, navigando in rete la sera prima, ha trovato un esercizio interessante per i suoi alunni. Ne ha copiato diligentemente la traccia su un foglio, e poi in classe…
Prof: “Allora ragazzi, per casa fate tutti questo esercizio. Scrivo la traccia alla lavagna. Annotatela sui quaderni, e mi raccomando: studiate, fate tutti l’esercizio”. Continue reading

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Amori

Alunno: “Prof, ho un problema.”
Prof: “Dimmi pure.”
Alunno: “Quella ragazza lì, M., quella che sta al secondo banco, maro’ quanto mi piace!”
Nel pronunciare l’ultimo pezzo della frase, l’alunno si scalda un po’, e gli esce ad alta voce, quanto basta per farsi sentire da tutti, alunna compresa. La ragazza immediatamente arrossisce in modo vistoso, si copre il volto con le mani, ma si vede che sorride, poi si volta indietro, e finge di parlare con i compagni seduti dietro.
Fisso l’alunno e gli chiedo: “E cosa dovrei fare? Glielo hai detto, che ti piace?”
Alunno: “Mi vergongo, e poi semmai sono io che chiedo: cosa dovrei fare? Tatuarmi il suo nome su un braccio?”
Prof: “Ma no! Ma quale tatuaggio! Rispetto agli altri, tu avrai un assegno in più, per la prossima volta.”
Alunno: “Eh? Un compito in più?”
Prof: “Esatto. Il compito è: portale un fiore.”
Alunno: “Ma… glielo posso portare rosso come l’amore?”
Prof: “Devi. E bada bene, che poi controllo che tu abbia eseguito bene il compito!”

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Fine lezione

B. è l’alunno più turbolento della classe. Già è molto se si riesce a tenerlo tre minuti seduto al suo posto, lasciando perdere tutto il resto. La classe è una buona classe, lui è l’unico elemento di disturbo, di quello che lo sbatteresti volentieri fuori a pedate.

Dopo aver passato l’ora a redarguirlo di continuo, suona la campanella e lui di colpo fa una faccia preoccupata mentre io saluto la classe. Si alza, corre verso la porta e… me la apre, lui a me. Lo guardo incuriosito, e gli dico: “Sono lusingato da questo gesto”.
B.: “Prof, però io una cosa gliela devo dire” (l’espressione è preoccupatissima, come se dovesse succedermi qualcosa di grave e lui sia l’unico che può salvarmi la vita).
Prof.: “Sarebbe?”
B.: “Prof, prima vi siete seduto sulla cattedra…”
Prof.: “E allora?”
B.: “Vi siete sporcato il culo del pantalone col gesso. Io ve lo devo dire, non posso permettere che uscite nel corridoio e azzeccate na’ figura e mmerda….”

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Ma a che serve?

Seconda ora, in Prima G.
Studentessa: “Prof, scusi. Ma a che serve in questa scuola studiare Fisica?”
Prof: “Perchè guarda, che bla bla bla bla bla…”
Studentessa: “Cioè Prof, vuol dire che poi la sera quando esco con gli amici me la posso pure tirare che ne capisco di queste cose?”
Prof: “Beh, se studi e veramente ne capisci, potresti anche tirartela.”
Studentessa: “Mi piace questo fatto che me la posso tirare! Allora me la studio, questa materia!”

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Aula e cellulari

Si è parlato molto dell’indisciplina degli studenti, e dell’uso (peraltro vietato) dei cellulari in classe durante la lezione. Si è parlato molto, e male, degli studenti, a tale proposito.
Devo spezzare allora una lancia in loro favore.
Considerato che ho fatto lezione in due prime, di scuola secondaria superiore, quindi freschi arrivati da varie scuole medie, ancora tutti non scolarizzati a dovere per quanto riguarda l’istruzione di secondo grado (e relativo comportamento…), ecco il risultato:

Prima G. Al mio ingresso in aula, alla prima ora, tutti hanno spento il cellulare e mentre facevo l’appello, tutti in fila hanno posato i cellulari sulla cattedra.

Prima A. Tutti con i cellulari spenti all’ultima ora, infilati in tasca stavolta, e nessuno si azzardava a toccarli. Un alunno ha chiesto che ore sono, ma poichè tutti usiamo il cellulare… nessuno in classe aveva un orologio. Prima che io potessi dirgli l’ora, l’alunno mi ha chiesto: “Scusi, professore, mi da il permesso di accendere un attimo il cellulare, solo per vedere che ore sono?”

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