Mancano 5 minuti alla fine dell’ora, quando l’alunna si avvicina lentamente al professore.
“Scusi, professore, potrei parlarle un momento?”
“Certo, di che si tratta?”
“No, non qui davanti alla classe, possiamo uscire un attimo fuori?”, la voce trema, sembra quasi rotta, si capisce che c’è da dire qualcosa per lei importante, non resta che acconsentire. Il professore si rivolge alla classe: “Se esco un attimo fuori, mica smontate tutta la scuola? Devo mica mettere qualcuno a segnare i buoni e i cattivi alla lavagna?”
La classe fa capire che non succederà nulla. Usciamo fuori.
L’alunna si appoggia con la schiena al muro, e senza preamboli scoppia a piangere.
C’è un attimo di interdizione da parte dell’insegnante, che poi timidamente chiede: “E’ successo qualcosa?”
L’alunna fa cenno di no con il capo, e continua a piangere.
“Allora perchè piangi?”
Con la voce rotta dal pianto, la ragazza risponde: “Piango perchè… perchè….”, e si interrompe.
“Perchè?”
“Perchè… sarò promossa…”
“Embè, scusa, sarai promossa, anche con buoni voti, e piangi?”
“Sì.”
“E perchè?”
“Perchè venendo promossa, l’anno prossimo non sarò più una vostra alunna, e voi non sarete più il mio professore…”.
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